"Una legge contro i diritti". È così che Nature titola un suo editoriale del 2 aprile riguardo alle discussioni parlamentari italiane sul testamento biologico. Ovviamente la notizia della presa di posizione di quella che è una delle più antiche e rinomate riviste di scienze naturali del pianeta è passata in secondo piano in Italia (ne sono venuto a conoscenza grazie alla collaborazione della Vale -grazie-): evidentemente il resto del mondo è più preoccupato di quanto non siamo noi italiani dell'incostituzionalità e della nefandezza etica e deontologica di cui questa legge è permeata.
Come'è già successo, quindi, pubblico la traduzione dell'articolo di Nature, senza ulteriori fronzoli:
Una legge contro i diritti.
Il Senato Italiano ha approvato una legge che ignora le volontà dei pazienti e la stessa costituzione del paese.
Il 26 marzo, il Senato italiano ha approvato una legge che darebbe ai medici nel paese il diritto di non tener conto delle volontà espresse da vivi delle persone che si trovano in uno stato vegetativo persistente, e prova a tenere i pazienti in vita con l'alimentazione artificiale.
La misura ha causato un'intensa controversia. Molti paesi hanno leggi, o codici di pratica medica stabiliti, che proteggono le volontà espresse da un individuo di rifiutare trattamenti se diventasse gravemente incapacitato ed incapace di comunicare. Nella maggior parte degli stati degli USA, per esempio, un medico deve negoziare con i parenti attraverso un comitato etico se crede che un paziente così invalido possa beneficiare di trattamenti aggiuntivi. La legge italiana, comunque, che deve ora essere discussa alla camera bassa del parlamento, la Camera dei Deputati, permette esplicitamente ai medici di ignorare la volontà espressa in vita. Inoltre dichiara che la nutrizione artificiale - la quale richiede che un tubo per il nutrimento venga impiantato nello stomaco - non è un intervento clinico.
Curiosamente, la legge proposta è applicata solo a quella specie di prolungato e profondo coma noto come stato vegetativo persistente, e non ad altre malattie similmente incapacitanti. Questo perché la legge è stata suggerita dalla recente e pubblicizzata morte di Eluana Englaro, che ha passato 17 anni in stato vegetativo dopo un incidente stradale all'età di 21 anni. Suo padre, argomentando che la figlia aveva espresso il desiderio di essere lasciata morire se incapacitata, ha fatto pressioni affinché i dottori riluttanti cessassero l'alimentazione artificiale. Ha intrapreso infine un'azione legale, vincendo in una corte dopo l'altra contro gli appelli di tutti i dottori. A febbraio, l'ha fatta finalmente portare in un ospedale predisposto alla rimozione del tubo per il nutrimento. Il Primo Ministro Silvio Berlusconi ha emanato un decreto d'emergenza per bloccare il processo, ma il Presidente italiano ha rifiutato di firmarlo. La crisi costituzionale è stata scongiurata dalla morte della Englaro il 9 febbraio.
Indagini hanno indicato che una grane maggioranza di Italiani non sopporta l'idea che le proprie volontà possano essere ignorate. Ma le più importati società scientifiche sono state in silenzio. La Federazione dei Medici Italiani ha pubblicato solo una timida dichiarazione, dopo il voto al Senato, sostenendo che avrebbe dovuto essere consultata.
Per quanto fosse tragica la situazione della Englaro, l'emozione incendiata dai media non è una buona base per legiferare. La Costituzione Italiana dice che nessuno può subire trattamenti sanitari senza averli approvati. La Camera dei Deputati si deve ora accertare che la legge sia ispirata da un adeguato livello di ragionamento scientifico e legale, e che incontri le condizioni costituzionali. La discussione ha necessità di abbracciare la richiesta di una più ampia consultazione con la comunità medica e dovrebbero essere inserite clausole riguardanti l'obiezione di coscienza del personale sanitario. Ma ad un medico la cui coscienza preclude di rimuovere personalmente l'alimentazione artificiale non dovrebbe esser data l'ultima parola sulla vita o la morte di un paziente le cui volontà sono chiaramente espresse.
"A bill against rights" Nature 2009 Apr 2; 458(7238):550

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