di Tana de Zulueta, The Guardian, 10 aprile 2009:
Scioccati? Indignati? Difficile a dirsi, per il vero. La maggior parte degli Italiani semplicemente non sa che Silvio Berlusconi ha comparato la disperata situazione delle vittime del terremoto costrette a dormire in tenda col rigido clima abruzzese ad una vacanza in campeggio.
Le trasmissioni italiane hanno garbatamente ignorato lo scivolone. Il buonuomo, dopotutto, stava solo cercando di mantenere il morale alto a tutti. Di fatto anche tutti i giornali del paese si sono comportati allo stesso modo. Solo i lettori del giornale di estrema sinistra "Il Manifesto" sono stati informati con una breve nota: "Il «giorno in campeggio» fa scandalo. Ma solo all'estero". Tutto qui, davvero. Fine delle preoccupazioni. Se puoi sopportare lo spettacolo del tuo Primo Ministro che sfila davanti alle telecamere, la grande solennità e una povera anziana donna senza casa con in testa un elmetto da pompiere troppo grande per lei, puoi sopportare tutto.
Il Berlusconi che fa figuracce è una notizia all'estero, non in casa. La sbalorditiva striscia di buffonate e sregolatezze che Berlusconi ha acceso in giro per l'Europa come il fatto di mettersi sotto le luci di Barack Obama ha lasciato attonito il resto del mondo, e apparentemente rassegnati la maggior parte degli Italiani. È una vecchia storia che può stupire chi non c'è dentro, ma non chiunque abbia familiarità con i media italiani.
I problemi di solito iniziano quando Berlusconi si avventura all'estero. A Mosca, alla fine dello scorso anno, ha definito l'allora presidente designato Obama "bello, giovane e abbronzato". (Parlando per i molti Italiani imbarazzati, Carla Bruni-Sarkozy disse di essere felice di non essere più una cittadina italiana.) Nel 2003, durante un dibattito al Parlamento Europeo a Strasburgo ha definito un parlamentare tedesco "kapò", come venivano chiamate le guardie nei campi di concentramento nazisti, e disse che lo avrebbe indicato per una parte in un film sui campi. Nello stesso anno cercò di guadagnarsi gli investitori a New York con la frase: "Un'altra ragione per investire in Italia è che abbiamo delle belle segretarie." E la lista continua.
In casa, ad ogni modo, l'immagine e le apparizioni pubbliche di Berlusconi sono gestite minuziosamente. Sceglie le domande, il suo staff pianifica ogni uscita ed apparizione, le telecamere sono posizionate dove lui e chi lo aiuta pensano sia un angolatura che lo fa rendere al meglio. Ricordate, la metà dei giornalisti in Italia lavora per lui, e l'altra metà sa che un giorno potrebbe doverlo fare.
Attraverso il suo gruppo editoriale, Mediaset, Berlusconi e la sua famiglia controllano tre canali nazionali privati (la compagnia pubblicitaria di famiglia Publitalia inoltre rifornisce molti degli altri), due quotidiani, una serie di riviste, il maggior circuito cinematografico e la più grande casa editrice del paese. Conflitto di interessi? Cancellato da una legislazione ad personam che il passato breve governo di sinistra dalla vita dura non è riuscito ad abolire. Grazie ad un'altra legge Berlusconi ha scavalcato la corte costituzionale ed ha legalizzato il suo monopolio consolidando il suo controllo politico assoluto sopra il servizio televisivo pubblico della RAI.
Anche mentre il terremoto in Abruzzo continua a causare disastri, tutti gli impieghi di alto livello in RAi sono lì pronti per essere presi. Il Parlamento ha preso accordi per un nuovo gruppo di direttori, ed ora Berlusconi ed i suoi alleati stanno spostando la loro attenzione sulle sale stampa. Tutti gli attuali capi delle tre reti televisive, dei telegiornali e dei servizi radio della RAI verranno riassegnati. Come vuole la tradizione il Primo Ministro selezionerà la dirigenza del TG1, il notiziario principale della RAI. L'attuale titolare, apparentemente conscio del potere barcollante di Prodi, è sempre stato eccezionalmente educato con Berusconi anche quando era all'opposizione. Gli è stato garantito un morbidissimo atterraggio come direttore del maggiore quotidiano del paese, il Corriere della Sera.
Dovrebbe essere un motivo di preoccupazione per ogni Italiano che la contrattazione politica riguardo alle alte posizioni nei media del paese sia di così vasta portata da mettere nello stesso calderone il più importante quotidiano privato e la televisione di stato. Ma nessuno ha battuto ciglio, la notizia della nomina è stata registrata con zelo da ogni media del paese.
In questa situazione il concetto reale dei media intesi come supervisori è stato murato nell'insignificanza. Ci saranno, senza alcun dubbio, alcuni eccellenti resoconti investigativi sul perché così tanti edifici di recente costruzione siano crollati durante l'ultimo terremoto - nonostante le vigenti, ma apparentemente in gran parte ignorate, leggi sull'edilizia. Ma se siamo fortunati, verranno mostrati in seconda serata su un canale tradizionalmente concesso all'opposizione. Questo se il nuovo nominato deciderà di rinnovare in contratto ai migliori giornalisti investigativi.
Al suo ritorno dalla sua visita a Londra e Strasburgo, Berlusconi si è infuriato pubblicamente contro quei giornalisti che hanno avuto la sfrontatezza di riportare le sue figuracce. "Prenderemo provvedimenti" ha minacciato. Il primo provvedimento che il sig. Berlusconi dovrebbe prendere, ad ogni modo, è riflettere più attentamente prima di aprire bocca.
Scioccati? Indignati? Difficile a dirsi, per il vero. La maggior parte degli Italiani semplicemente non sa che Silvio Berlusconi ha comparato la disperata situazione delle vittime del terremoto costrette a dormire in tenda col rigido clima abruzzese ad una vacanza in campeggio.
Le trasmissioni italiane hanno garbatamente ignorato lo scivolone. Il buonuomo, dopotutto, stava solo cercando di mantenere il morale alto a tutti. Di fatto anche tutti i giornali del paese si sono comportati allo stesso modo. Solo i lettori del giornale di estrema sinistra "Il Manifesto" sono stati informati con una breve nota: "Il «giorno in campeggio» fa scandalo. Ma solo all'estero". Tutto qui, davvero. Fine delle preoccupazioni. Se puoi sopportare lo spettacolo del tuo Primo Ministro che sfila davanti alle telecamere, la grande solennità e una povera anziana donna senza casa con in testa un elmetto da pompiere troppo grande per lei, puoi sopportare tutto.
Il Berlusconi che fa figuracce è una notizia all'estero, non in casa. La sbalorditiva striscia di buffonate e sregolatezze che Berlusconi ha acceso in giro per l'Europa come il fatto di mettersi sotto le luci di Barack Obama ha lasciato attonito il resto del mondo, e apparentemente rassegnati la maggior parte degli Italiani. È una vecchia storia che può stupire chi non c'è dentro, ma non chiunque abbia familiarità con i media italiani.
I problemi di solito iniziano quando Berlusconi si avventura all'estero. A Mosca, alla fine dello scorso anno, ha definito l'allora presidente designato Obama "bello, giovane e abbronzato". (Parlando per i molti Italiani imbarazzati, Carla Bruni-Sarkozy disse di essere felice di non essere più una cittadina italiana.) Nel 2003, durante un dibattito al Parlamento Europeo a Strasburgo ha definito un parlamentare tedesco "kapò", come venivano chiamate le guardie nei campi di concentramento nazisti, e disse che lo avrebbe indicato per una parte in un film sui campi. Nello stesso anno cercò di guadagnarsi gli investitori a New York con la frase: "Un'altra ragione per investire in Italia è che abbiamo delle belle segretarie." E la lista continua.
In casa, ad ogni modo, l'immagine e le apparizioni pubbliche di Berlusconi sono gestite minuziosamente. Sceglie le domande, il suo staff pianifica ogni uscita ed apparizione, le telecamere sono posizionate dove lui e chi lo aiuta pensano sia un angolatura che lo fa rendere al meglio. Ricordate, la metà dei giornalisti in Italia lavora per lui, e l'altra metà sa che un giorno potrebbe doverlo fare.
Attraverso il suo gruppo editoriale, Mediaset, Berlusconi e la sua famiglia controllano tre canali nazionali privati (la compagnia pubblicitaria di famiglia Publitalia inoltre rifornisce molti degli altri), due quotidiani, una serie di riviste, il maggior circuito cinematografico e la più grande casa editrice del paese. Conflitto di interessi? Cancellato da una legislazione ad personam che il passato breve governo di sinistra dalla vita dura non è riuscito ad abolire. Grazie ad un'altra legge Berlusconi ha scavalcato la corte costituzionale ed ha legalizzato il suo monopolio consolidando il suo controllo politico assoluto sopra il servizio televisivo pubblico della RAI.
Anche mentre il terremoto in Abruzzo continua a causare disastri, tutti gli impieghi di alto livello in RAi sono lì pronti per essere presi. Il Parlamento ha preso accordi per un nuovo gruppo di direttori, ed ora Berlusconi ed i suoi alleati stanno spostando la loro attenzione sulle sale stampa. Tutti gli attuali capi delle tre reti televisive, dei telegiornali e dei servizi radio della RAI verranno riassegnati. Come vuole la tradizione il Primo Ministro selezionerà la dirigenza del TG1, il notiziario principale della RAI. L'attuale titolare, apparentemente conscio del potere barcollante di Prodi, è sempre stato eccezionalmente educato con Berusconi anche quando era all'opposizione. Gli è stato garantito un morbidissimo atterraggio come direttore del maggiore quotidiano del paese, il Corriere della Sera.
Dovrebbe essere un motivo di preoccupazione per ogni Italiano che la contrattazione politica riguardo alle alte posizioni nei media del paese sia di così vasta portata da mettere nello stesso calderone il più importante quotidiano privato e la televisione di stato. Ma nessuno ha battuto ciglio, la notizia della nomina è stata registrata con zelo da ogni media del paese.
In questa situazione il concetto reale dei media intesi come supervisori è stato murato nell'insignificanza. Ci saranno, senza alcun dubbio, alcuni eccellenti resoconti investigativi sul perché così tanti edifici di recente costruzione siano crollati durante l'ultimo terremoto - nonostante le vigenti, ma apparentemente in gran parte ignorate, leggi sull'edilizia. Ma se siamo fortunati, verranno mostrati in seconda serata su un canale tradizionalmente concesso all'opposizione. Questo se il nuovo nominato deciderà di rinnovare in contratto ai migliori giornalisti investigativi.
Al suo ritorno dalla sua visita a Londra e Strasburgo, Berlusconi si è infuriato pubblicamente contro quei giornalisti che hanno avuto la sfrontatezza di riportare le sue figuracce. "Prenderemo provvedimenti" ha minacciato. Il primo provvedimento che il sig. Berlusconi dovrebbe prendere, ad ogni modo, è riflettere più attentamente prima di aprire bocca.
